Da uno schiaffo... una grande azienda.

A volte serve uno schiaffo. La forza che cambia la storia. L’energia delle mani. La forza nelle mani. La forza nelle mani. Le mani di Andrea De Luca. Mio padre. Questa storia ha la forza di un simbolo. La potenza di un presagio. Ascoltatela. Correva l’anno 1924. Amalfi sembrava ancora immersa nel suo medioevo. A modo suo. Altrove, in un’altra epoca, c’erano i Montecchi e i Capuleti, i Bianchi e i Neri, i Medici e i Pazzi. Quattro secoli dopo. Tra le due guerre del secolo breve. Qui si scontravano ancora gli Sciammerechi e i Giacchetti. I nobili e il popolo. Scontri feroci. Qualcuno ricorda ancora la conta – o’ tuocco – per scegliere chi avrebbe ammazzato il sindaco “giacchetta” di Casanova. E’ in questo mondo che Andrea De Luca torna a vivere. Dall’altro mondo. Oltre l’oceano. Oltre i sogni e i bisogni. L’America. Era migrante, mio padre. Quando torna nutre tante speranze. E una volontà precisa. Ha deciso di continuare a vivere nel suo paese assolato. Nella magica visione della Torre, splendida all’alba. E’ uomo semplice, Andrea. Ed ha fiducia nel prossimo. Acquista la tipografia del nobiluomo don Antonio Amatruda. Nell’acquisto sono comprese la clientela, le macchine e l’accordatura. Il prezzo di vendita è quello di un’azienda avviata. Lui lo accetta eccitato. “Mi conveniva – avrebbe raccontato poi – perché così potevo aprire e mettermi subito al lavoro”. Andrea De Luca non ha fatto i conti con l’amalfitano “sciammereco”. Il nobiluomo cerca di approfittare della situazione. Distrae i clienti. Li dirotta verso la concorrenza. Smista la posta con gli ordini alla “tipografia del Chiarito”. Mio padre smania. Non accetta che di dover subire, lui povero ma onesto, l’arroganza di un nobile. Si ribella al potere che vuol vederlo, a torto, soccombere. Accade quando trova conferma ai suoi sospetti. E’ il segretario comunale di Tramonti a fornirgli la prova del tradimento. Il Comune tramontino ha commissionato fogli, buste e stampanti alla tipografia. Il materiale non arriva. Il segretario lo sollecita. Andrea De Luca passa, in un baleno, dalla meraviglia alla furia. Capisce di essere stato giocato. Allora, gonfio di rabbia, si reca al circolo sociale delle Sciammerechi. E’ il luogo dove ozia la nobiltà amalfitana. Mio padre invita ad uscire fuori don Antonio Amatruda. Lo apostrofa “Mi avete venduto la tipografia compresi l’avviamento e la clientela. Invece la posta a me diretta non mi è stata recapitata”. La risposta è laconica: “E dove l’ho scritto?”. E’ un affronto. Una sfida. Andrea raccoglie il guanto. La sua risposta è immediata e violenta. Uno schiaffo potente. Carico di rabbia. Il robusto nobiluomo rimane steso a terra. Fuori dal circolo si accalca una piccola folla sorpresa. Guarda la scena, chiede spiegazioni. Saputo il perché dello schiaffo, tutti biasimano Amatruda. E ammettono: “Questo De Luca ha ragione”. E’ così che mio padre comincia a farsi conoscere e rispettare nella sua terra. E’ così che inizia l’avventura dell’azienda De Luca. Un’epopea di famiglia. Costruita sulla carta. La carta che ha invaso le nostre vite. E che ci ha reso principi tra gli stampatori.